IQNA

23:43 - September 09, 2018
Notizie ID: 3483251
Iqna - Vi proponiamo il commento alla sura al-Hamd(sura Aprente) dell'Imam Ruhollah Khomeini


Commento alla Sura al-Hamd - parte 14

Dei Profeti (as)

Il Santo non ha la possibilità di chiarire il suo procedimento alla comunità. Anche il Santo Corano è giunto, come si dice "è sceso", a gente prigioniere ai ceppi dell’errore, e la mano e la lingua dello stesso Profeta (S) restano legate, non sono in grado di far partecipi gli uomini della Verità, ove non ricevano a loro volta un segno celeste.

Perciò si dice, del Santo Corano, che esso abbia sette, ovvero settanta, riposte cavità, ognuna delle quali rappresenta la condizione storica del suo comunicare con gli uomini. Allah (SwT) si esprime attraverso la sua azione cioè opera creativa, si tratti pure d’un cammello secondo il detto "E mirano i cieli la creazione del cammello", ed è per noi motivo di vano rimpianto che Egli ci si faccia conoscere soltanto attraverso cose create, quali il sole, il cielo, la terra e l’uomo stesso. In ogni caso, anche la lingua dei profeti è vincolata al silenzio, e non solo la lingua, ma anche il cuore (si dice "Aprimi il petto Signore, e dimmi che fare, e scioglimi la lingua"), al punto che n’è impedito loro di estrinsecare sia quanto hanno raggiunto, sia il modo con cui lo hanno raggiunto, e d’indurli a esprimersi, dinanzi all’indicibile, solo con similitudini ed esempi.

Il nostro livello non è davvero diverso da quello del cammello, e il grado di conoscenza cui ci è dato di arrivare è estremamente rudimentale. E quanto alla luce sul monte, di cui s’è detto, si pensi a Mosè (as), ridotto a esclamare, dopo esser stato fatto segno di divina Manifestazione (eppur era grande profeta!): "Mostrati a me, ch’io ti veda; ch’io ti veda con i miei occhi". Una visione fisica, sensoriale e materiale, che certamente non c’è concessa.

Eppure, ecco un profeta sorpreso a gridare cose del genere nel momento stesso che gli viene dato - apogeo alla sua missione - di dialogare con Allah (SwT). Ed ecco, anche, l’ovvia risposta: "Tu non mi vedrai". Cioè: "Finchè sei e resti Mosè, non c’è verso che tu Mi veda". Eppure Allah (SwT) non voleva confonderlo, anzi investirlo: "Guarda il monte!".

Ebbene, che cos’è questo monte, creatura tale da ospitare una Manifestazione che Mosè (as) non è in grado di ospitare? Il Sinai? Se ci fossero stati altri uomini sul Sinai, quel giorno, avrebbero forse visto la Manifestazione? Si trattava forse del sole? Pur tuttavia, questo "si manifestò il suo Signore", e questo "guarda il monte" erano una promessa: una promessa e, nel contempo, un monito.

Erano una grazia il cui peso distrugge colui su cui grava, ché la Manifestazione medesima è tale da livellare il monte a deserto pianoro, ad annullare insomma il suo stesso veicolo e a condurre a morte Mosè (as).

Ma tutto ciò è per noi, prigionieri di tante tenebra, nulla più di una meravigliosa storia narrata. E il monte, sì, è per noi il Sinai.

Del valore di ‘Manifestazione’

Una luce dunque, proveniente dal monte, tale che Mosè (as) la vedesse, ma anche tale che ogni altro potesse vederla, una luce nell’accezione sensoriale della parola. Anche Gabriele (as) leggeva il Santo Corano al Profeta (S), ma era, chiunque fosse presente, in grado di ascoltare? Certo è che, per noi, si tratta di cose velate da grande distanza, e di cui tutto ignoriamo.

La visione profetica è come visione di sogno, quando si vede qualche cosa non si può raccontare, e del resto, se la lingua narrare sapesse, gli uditori sarebbero comunque tutti sordi. Impotenza di chi sogna, e impotenza di chi ascolta il resoconto del sogno. Oppure: è un resoconto, ma non per noi. Comprendiamo solo il comprensibile.

Il Santo Corano contiene tutto: norme legali di comportamento esteriore, e vere e proprie fiabe il cui succo è inaccessibile. Il Santo Corano è per tutti; e tutti ne facciamo uso, però non lo si conosce dai sermoni che lo citano.

Per cui uno è il Profeta (S), e gli altri restano esclusi, se non in forza del suo insegnamento: insegnamento che legittima anche il Santo, cui Gabriele (as) è sceso nel cuore, ma restando sempre ed esclusivamente il Profeta (S) il luogo della discesa, che lui solo concerne come acquisizione sua occorsa nella Notte Benedetta, in quel momento di elargizione e non in un altro. ma certo, in un senso più intimo, la Rivelazione è Gabriele (as) stesso, cioè è sostanza angelica che in quanto tale si identifica col messaggio, e in quanto tale deve estrinsecarsi, passando di livello in livello sino a raggiungere forma di parola.

 

 

traduzione: Al-Islam.org

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